22-12-2018 / Articolo web

I numeri di un settore in forte crescita



IL TURISMO è un potente generatore di posti di lavoro. Attualmente sostiene, direttamente o indirettamente, un posto di lavoro su dieci nel mondo, contribuendo per il 10,2% al prodotto interno lordo dell’intero pianeta. Tanto per avere una dimensione, ha quasi il doppio degli occupati rispetto al settore finanziario e sette volte quelli del settore auto.
Nel 2017 il turismo ha contribuito, secondo il World Travel & Tourism Council (WTTC), per il 10,4% al pil mondiale, 10,3% a quello europeo e per il 13% a quello italiano. In Europa meglio di noi troviamo Grecia (19,7%), Portogallo (17,3%) e Spagna (14,9%), mentre la Germania è al 10,7% e la Francia all’8,9%. A livello di posti di lavoro siamo al 14,7% degli occupati in Italia, all’11,7% in Europa e al 9,9% nel mondo. Grecia 24,8%, Portogallo 20,4%, Spagna 15,1%, mentre la Germania è al 13,8% e la Francia al 10%.

Apporto diretto, indiretto e indotto
Un peso non da poco che nei calcoli del World Travel & Tourism Council è però determinato dall’apporto del turismo al pil di tipo diretto, indiretto e indotto. Per contributo diretto si intende il valore generato da tutte le strutture, le imprese e i servizi strettamente collegati al turismo (hotel e altre strutture ricettive, trasporti aerei, attività di intrattenimento  agenzie di viaggi ecc.), per contributo indiretto ci si riferisce invece a tutte le attività derivanti dai settori indirettamente toccati dal comparto, pur non rientrando formalmente nel settore turistico. Per contributo indotto si intende invece quello dei lavoratori del settore. Su queste basi il WTTC definisce nel 2017 in Italia il contributo totale del turismo al pil stimato nel 13% e composto per il 42,1% dalla parte diretta, per il 37,4% da quella indiretta e per il 20,5% da quella indotta. Va però sottolineato che mentre il contributo diretto è un dato ufficiale e l’indiretto è calcolabile scientificamente con discreta approssimazione, i risultati dell’indotto cambiano parecchio a seconda del metodo adottato. Per questo motivo il dato più affidabile e diffuso attribuisce al turismo un peso sul pil italiano nell’ordine dell’11%, perché si ferma alle componenti dirette e indirette.
Veniamo ora a delineare le caratteristiche dal lato di domanda e offerta di questo settore e business.


La domanda turistica
Sul fronte della domanda, nel 2017 gli arrivi internazionali (1,32 miliardi di turisti) sono cresciuti del 6,8% rispetto all’anno precedente. In Italia sono arrivati 58,7 milioni di viaggiatori stranieri, in aumento dell’11,8% rispetto al 2016. Si tratta del più alto tasso di incremento fra i paesi top five (dati WTTC).
La bilancia turistica dei pagamenti di Banca d’Italia ha riportato un saldo netto positivo di 14.598 milioni di euro nel 2017 (+5,7% sul 2016). I viaggiatori stranieri in Italia hanno speso 39.155 milioni di euro (+7,7% rispetto al 2016), mentre la spesa turistica degli italiani all’estero è stata di 24.557 milioni di euro (+8,9% sul 2016). La Germania, con 6,6 miliardi di euro, si conferma come nostro principale bacino di origine per spesa, con un incremento percentuale sul 2016 a doppia cifra (+14,7%). Seguono Usa (4,5 miliardi di euro), Francia (3,9 miliardi di euro), Regno Unito (3 miliardi di euro) e Svizzera (6,1 miliardi di euro): tutti in aumento rispetto al 2016, a esclusione degli Usa che perdono l’1,7%.


Pernottamenti
In termini di pernottamenti, l’Italia è medaglia di bronzo per presenze di residenti e non tra i paesi dell’area
Schengen, dietro a Spagna e Francia e prima della Germania (dati Eurostat). Nel 2017, il Belpaese è cresciuto del 6% rispetto al 2016, la Spagna del +3,7%, la Francia del +7%. Considerando solo le presenze degli stranieri, l’Italia, con 212 milioni di notti (+6,3% rispetto al 2016) è al secondo posto nella classifica area Schengen dopo la Spagna, che comunque ha un incremento minore (+4%). Secondo i dati provvisori Istat, gli arrivi totali in Italia nel 2017, pari a 122,2 milioni, sono cresciuti del 4,5% rispetto al 2016. Il maggiore incremento è dovuto ai flussi stranieri che crescono del 5,2%, mentre gli italiani aumentano ma a ritmi inferiori (+3,8%). Per quanto riguarda le presenze, i 427,1 milioni di pernottamenti totali del 2017, confermati da Eurostat, vedono una leggera maggiore incidenza degli italiani sugli stranieri (50,3% i primi, 49,7% i secondi).


L’offerta
L’offerta italiana può contare su 178,4mila esercizi ricettivi, di cui il 18,6% è rappresentato dal settore alberghiero, con gli hotel di media categoria in prima posizione(15.355) e il restante 81,4% dagli esercizi complementari (145.283), di cui oltre la metà è rappresentato dagli alloggi in affitto (81mila circa). Se si considerano i posti letto, il gap fra strutture alberghiere ed extra-alberghiere si riduce fortemente: gli hotel contano 2,2 milioni (45,5% del totale) di posti letto, mentre i complementari 2,7 milioni, con la quota parte maggiore rappresentata dai campeggi e villaggi turistici, corrispondono al 50,4% del totale.



Articolo di © Enrico Pedretti
https://www.manageritalia.it/it/dicembre-2018